L’ idea, che tutta la Vita, sia nata da una sorta di cellula primordiale, da cui siano derivate tutte le forme di esseri viventi, sia animali che vegetali, è alquanto affascinante!
Oggi è accettato, quasi unanimamente, che il paramecio e l’uomo hanno un comune progenitore. Quindi il paramecio e l’ uomo sono simili, avendo una matrice comune. Ma, la domanda che mi pongo è : “quanto sono simili?”.
Ciò che ho appreso, nei miei anni di studi ed osservazioni, è che la Natura è un continuum di espressioni, mai nulla è solo bianco e, mai nulla è solo nero. Ma, anche se tutto è fluido, la Natura mette dei paletti ben precisi. Grazie a questi paletti, noi umani, siamo in grado di distinguere e classificare tutto ciò che la Natura offre. Ecco, allora, che nasce la tassonomia. In base alle similitudini ed alle differenze, veniamo inseriti in gruppi e sottogruppi determinati.
Il bonobo e l’ uomo, sono stati inseriti in uno stesso gruppo (TRIBU’). Posso, allora, dire che l’ uomo ed il bonobo sono uguali? Certamente no, ma che hanno alcune similitudini sì.
Ma, quanto l’ uomo è simile alla scimmia?
Non voglio soffermarmi sulle similitudini, non perchè non ce ne siano, ma, anzi, perchè ce ne sono troppe e, alla fine, ci si potrebbe arenare sul fatto che entrambi si nutrono, entrambi si accoppiano e, perchè no, entrambi defecano. Ma, quali peculiarità potrebbero essere valutate per marcare una vera differenza? Quelle che, personalmente, ritengo fra le più significative, sono due : l’acquisizione di una reale stazione eretta ed il linguaggio!
Per milioni di anni, i geni della razza umana, furono rappresentati dall’ Australopithecus africanus. Egli era basso di statura, dal muso schiacciato e, essendo terricolo, deambulava appoggiandosi anche agli arti superiori. Per milioni di anni, l’ Australopithecus africanus, sopravvisse senza significative mutazioni. Questo, fino a quando, non si ebbe la svolta evolutiva con L’ Homo abilis. E’ con l’ Homo abilis che abbiamo, in definitiva, il vero trapasso dalla condizione di ominide a quella di homo.
L’ Homo abilis sfrutta, con successo, l’ abilità manuale e, grazie anche ad un aumentato volume cerebrale, una forma migliorata di comunicazione. Utilizzando le mani, in maniera più specialistica, l’ Homo abilis, tende ad assumere una stazione eretta.
E’ solo con l’ Homo erectus che, l’ evoluzione, si conclude con una vera stazione posturale eretta.
La stazione eretta ebbe conseguenze generali su tutto l’ apparato posturale (bacino, colonna vertebrale, arti), ma ebbe un impatto, straordinariamente grande, per la postura della testa. Infatti, si passa da una, prevalente, sospensione legamentosa della testa, tipica del primate, ad un bilanciamento muscolare della testa nell’ uomo.
Questa nuova postura del cranio, permise lo sviluppo della massa cerebrale, dato che il cranio ( la parte della testa contenente il cervello), poteva essere sorretto più ergonomicamente. In definitiva, a questa bipedicità, si associa un aumento del volume cerebrale che raggiunge, circa, il 70% di quello attuale.
In contemporanea, anche l’ apparato masticatorio e la muscolatura del collo subivano una drastica trasformazione, divenendo idonei a parlare.
Il marcato sviluppo cerebrale, probabilmente, liberò aree predisposte per il linguaggio!
Nasceva, così, la “parola” che, inevitabilmente, portò ad una comunicazione più astratta. In pratica, l’ Homo erectus fu in grado di esprimere il proprio sapere e di tramandarlo. Si veniva, così, ad ampliare la propria esperienza, portando a nuove conoscenze, che, a loro volta, potevano essere trasmesse.
Divenne, quindi, possibile, ma soprattutto, necessario, un ulteriore sviluppo cerebrale che portò l’Homo erectus ad essere l’ Homo sapiens! A questo punto, è verosimile che gli ominidi acquisirono un livello superiore nella comunicazione, attraverso la produzione linguistica, mentre ciò non avvenne per le scimmie!
Numerosi studi, mostrano che la laringe dello scimpanzè è, sufficientemente, sviluppata per produrre suoni, ma non ha la predisposizione cerebrale per sfruttare questa possibilità.
Secondo Buehler e Popper, il linguaggio, sia animale che umano, può essere strutturato in quattro ambiti di funzioni: funzione espressiva, funzione segnalatoria, funzione descrittiva e funzione argomentativa. Lo scimpanzè, cioè il primate più studiato, per quanto a noi molto simile, non riesce a superare la barriera del terzo livello: in pratica, non ha nessun interesse a trasmettere le nozioni apprese!
L’ uomo e la scimmia hanno molto in comune, ma ciò che li differenzia è molto di più. Il salto evolutivo della specie umana è stato enorme e, senza tema di smentita, è la specie dominante del pianeta Terra. Tutto grazie alla capacità di concepire pensieri, di elaborare concetti ed esprimere giudizi. Il vero problema, ora, è farne buon uso! Non dobbiamo dimenticare che l’Evoluzione è costantemente al lavoro!

Dr. Mastrandrea Carmelo

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