Sviluppo pellicola – La foto più bella

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corrado tria

Cos’è la fotografia? Se si analizza l’etimologia della parola; è quel particolare linguaggio che ci permette di scrivere con la luce. Semplicemente questo.
Tutte le altre sovrastrutture che la suddividono in “artistica”; “ricordo”, “di ritratto” e via discorrendo sono semplicemente dei paletti che si posizionano per schematizzare e, alle volte, semplificare la sua archiviazione.

Ci sono casi, però, dove la semplice “fotografia ricordo” può diventare un importante documento storico oppure un indelebile memoria stampata su carta; un evento, una persona o un edificio che sappiamo essere sempre lì: visibile e tangibile.


Cosa succede se sappiamo per certo d’avere, da qualche parte, alcune fotografie ma che per vari motivi non possiamo visionare? Le motivazione possono essere molteplici. E cosa succede se ci capita di leggere come nota lasciata su un rullino mai sviluppato la dicitura “viaggio di nozze”?
Voglio raccontarvi una storia che mi è capitata, una vicenda che mi ha confermato che difficilmente -nella realtà- “tutto è perduto”; con l’occasione vi invito a visionare l’articolo relativo all’importanza dello sviluppo pellicola.

Attrezzatura per sviluppo pellicola

Credetemi, nessuna richiesta di compassione in queste mie parole ma è necessaria una veloce introduzione. Fu mio padre a darmi la possibilità d’avere la mia prima macchina fotografica, prima di allora utilizzavo quelle che trovavo. Dopo un periodo di coma durato circa 7 anni, nel 2018 se ne andato. Ecco il motivo dell’importanza di vedere quel negativo, di rivivere una persona che, anche per semplici motivi anagrafici, non ho avuto modo di conoscere in quel contesto.

Questa è stata probabilmente la più grande soddisfazione fotografica. Non parlo di premi, non parlo di commissioni né di citazioni; parlo di quello che credo essere l’essenza della fotografia, che non è necessariamente “artistica”.
Per 5 mesi non ho osato toccare il rullino medio formato datato 1976 che aveva usato mio padre probabilmente con la sua, ai tempi, fidata Pentacon Six TL. I laboratori lo rifiutano: “troppo rischioso”, dicono.

Effettivamente le condizioni sono pessime.
Provo! Non ho mai fatto così fatica ad inserire un rullino nella spirale. Ma voglio procedere, voglio provare. La chimica è pronta, l’acqua in temperatura; so che il rullino è rovinato, infilandolo nella tank sento che la pellicola protettiva in certe zone si è tolta ma so che di meglio non potrei fare; ha 40 anni ed è stato conservato in modo tutt’altro che ottimale. La procedura è termina, lo asciugo; intravedo delle figure, osservo. Sono mio padre e mia madre che si abbracciano allora come ora. Avevano quarant’anni di meno. La foto è sbiadita, rovinata, da “scartare”. Credo sia la foto più bella che abbia visto.

Foto salvata
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Fotografo sperimentatore, mi piace studiare e raccontare per immagini.
Sono fortemente convinto che a distinguere l’artista dal semplice esecutore è il saper abbinare in modo inusuale e provocatorio le esperienze raccolte durante la vita.

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