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Perché amore e cultura?

Socrate diceva che esiste un solo male, l’ignoranza, e un solo bene, il Sapere. Così riporta lo scrittore greco del III sec. a.C. Diogene Laerzio nelle sue Vite dei filosofi.

La definizione di Sapere, soprattutto se gli attribuiamo una voluttuosa maiuscola è difficile e vi sono trattati che ne discutono. Non abbiamo una ambizione così grande.

Crediamo fermamente però che la cultura, unita all’amore, siano “la risposta” a la vita, l’universo e tutto quanto, appunto oltre a 42, come così splendidamente stabilito dalla genialità di Douglas Adams nella sua serie di libri che inizia con la “Guida galattica per autostoppisti”.

Se non avete mai letto questo libro ve lo suggerisco caldamente, e se non avete la vostra fantastica libreria di fiducia sotto casa, lo potete trovare qui :

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Quindi ogni stimolo, ogni dubbio, ogni serena ma determinata volontà di ricerca, di studio, di conoscenza è benedetta e va sostenuta, aiutata e stimolata. Quale altro strumento avrà mai l’umanità se non questo, per evolvere in direzioni scelte e non obbligate dal corso della natura? Per mantenere identità e differenze all’interno però di una fratellanza almeno planetaria? Per smetterla di commettere sempre gli stessi errori in una spirale vichiana.

Cultura quindi è la seconda parte della nostra risposta. La prima è amore.

Di nuovo definire la parola sarebbe impresa qui troppo ardita, e la prendiamo nel suo senso più ampio di ben volere, di buona fede, di buona volontà.

Qualunque cosa crediate, qualunque religione o filosofia pratichiate, qualunque vita abbiate scelto o vi abbiano imposto l’amore è l’unico ingrediente irrinunciabile. Il primo e l’ultimo.

Amore cultura insieme sono “la risposta”.

E guideranno l’umanità verso epoche di comprensione: scientifica, umana, emotiva. E di compassione, nel senso greco antico del “sentire insieme”, di essere non solo partecipi ma identici nel provare i sentimenti del prossimo.

Oggi non è ancora così ma la direzione non può che essere questa.

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Italiano, lettore onnivoro, orgoglioso dei valori della cultura occidentale. Marinaio. Membro della civiltà del dubbio. Ho scoperto di essere "paleolib".

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2 COMMENTI

  1. Epperò, caro amico, così non va. Tu cali fra di noi il binomio cultura-amore come soluzione data dei nostri drammi, lo scrivi sulla pietra, ringrazi l’inclito pubblico, prendi gli applausi ed esci (temporaneamente, eh…) dalla scena, invitandoci a sviluppare il concetto. Ma il binomio non è affatto un dato scontato o acquisito. Anzi. Il “come” combinare cultura/sapere (scienza e conoscenza) e amore (democrazia, inclusività e partecipazione, altrimenti scadiamo nella carità) è il “vero problema”. C’è una via di mezzo fra il governo dei “migliori” (ma chi sceglie i migliori?) e il governo dell’ochlos o dell’uno vale uno? Oppure l’idea stessa di “una via di mezzo” va rigettata in nome del “sapere” che, per “scientifica” definizione, non ammette sfumature di grigio? Oppure dobbiamo sacrificare un po’ di “amore” per consentire al “sapere” di evolversi senza dover rendere conto ne all’ideologia ne alla casalinga di Voghera?

    • La risposta alla tua domanda la scrivi tu stesso tra parentesi: chi sceglie i migliori? Migliori poi andrebbe ben discusso come termine. Ma ad ogni modo lo scopo è proprio quello: senza nulla mai imporre, stimolare chi sceglie. A studiare, informarsi, ad agire, si spera, secondo una pragmaticità non cinica. Ad imparare dalla lettura, dalla conoscenza della Storia. Dal pensiero degli altri, in particolar modo i grandi che ci hanno preceduto. Magari, a riconoscerli oggi, tra di noi. A distinguere tra invidia e ammirazione. A ricordare, come diceva Henri Michaux, che l’aggressività e solo una meschina parvenza di audacia. A scegliere non “chi ci somiglia” ma chi riteniamo meglio potrebbe fare in ogni luogo e ambito. Dal medico al politico, dal rappresentante di classe allo Chef. Meglio un antipatico competente che un simpatico imbecille.

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