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Io scrivo a voi

Vili traditori di tutto quello che è umano. 

Fanatici ignoranti delle manette, della regoluccia. Censori e punitori. 

Piegati non dalla fatica di un lavoro onesto, non dal peso di una cultura che naviga le agitate acque del dubbio, non dall’incommensurabile tristezza e stupore della umana condizione. 

Ma dalle vostre prebende, dalle vostre piaggerie, dalla vostra triste, mortale uniformità. 

Dalla vostra insulsa boria di una falsa superiorità che trovate solo nel branco. 

Cosa siete?

Non umani. Antropomorfi tutt’al più. Velenosi in ogni manifestazione di tronfia caparbietà della negazione. 

Incapaci di qualsiasi empatia che non sia verso voi stessi o verso le vostre fobie e manie, nelle quali gli altri sono solo strumenti a vostro uso e consumo. 

Talmente ciechi da negare ogni razionale oggettività e nemmeno per valore ideale, ma perché siete dei codardi, dei pavidi, dei vili. 

Qualunque cosa, pur di non sostare davvero davanti uno specchio per cinque secondi. 

Calpestate chiunque, senza se e senza ma, pur di non volgere lo sguardo alla miseria di cui siete infetti, e untori. 

Nel vostro animo nulla può crescere e germogliare perché ne avete fatto quel deserto che vi permette di uccidere idee, sentimenti, persone. Civiltà intere condannate con uno schiocco di dita, oppure un click. 

Infami! 

Le cattedre non condannano, insegnano. I valori non giudicano, guidano. Gli uomini non uccidono, abbracciano. La mente non sa, cerca. 

Ci troverete sempre in piedi, nei secoli e nella storia. A volte meno, a volte più. 

Qualcuno con le lacrime agli occhi, lacrime versate per voi, che vi siete così ridotti da escludervi da soli dall’umano consesso. 

Qualcuno più alto, o fiero, alla Farinata. 

Qualcuno più dolce e sommesso, sussurrare “siate umani”. 

Con un libro o una penna in mano. 

Stanchi ma mai fermi. 

Storti, mai piegati. 

Perché nella millenaria battaglia che combattiamo voi perderete, perché a noi non interessa vincere, ma convincere. 

Non interessa sopraffare, ma coinvolgere. 

Non interessa avere, ma essere. 

Può importarci anche poco di morire, perché avremo sempre vissuto. E non saremo mai solo esistiti, in quel branco feroce di vigliacco conformismo che vi fa sentire talmente a vostro agio, da riempirvi di bile e di odio. E non sapete che è contro voi stessi. 

Noi risponderemo sempre, colpo su colpo. 

Con garbo. Dubbi. E luce. 

Quella luce che ci portiamo dentro, che si chiama umanità. 

Corpo, mente e spirito. 

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