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Il web, fra i desideri del suo inventore e realtà quotidiana.

Sono passati più di trent’anni dalla nascita della tripla W, acronimo di World Wide Web, coniato dal suo stesso inventore Tim Berners-Lee, presso i laboratori del CERN di Ginevra, nel 1990.

Sì, Ginevra, Svizzera, Europa, e come ad oggi il web sia visto come un’invenzione, una proprietà americana, nasce dal fatto che il CERN decise di non finanziare il progetto, e Berners accettò l’offerta del MIT di Boston, e lì fondo il World Wide Web Consortium nel 1994, ma questa vuole essere solo una piccola digressione rispetto all’argomento principale.

Nella mente del suo creatore, il web era più un’innovazione sociale che tecnica, progettato per avere una ricaduta rilevante sulla società, affinché aiutasse le persone a collaborare, e non come un giocattolo tecnologico, ma un luogo in cui la connessione fra le persone, migliorasse le persone stesse.

Uno dei suoi sogni più grandi, era che la connessione di differenti culture, e quindi la condivisione delle diversità, rendesse più difficili i conflitti.

Il desiderio, i desideri.

Se ci pensiamo bene, ogni inventore, ogni ricercatore, persegue un obbiettivo che non è solamente la realizzazione di un’idea, ma anche il suo utilizzo da parte dell’umanità, e indubbiamente il WWW si affacciava sul mondo come un possibile trampolino, di una evoluzione positiva della società umana.

Viene quindi facile domandarsi, dopo trent’anni, se i desideri del suo creatore, siano stati soddisfatti dagli sviluppi della sua creatura.

Affermare che la tripla W non abbia avuto effetti sulla vita di gran parte dell’umanità, sarebbe assurdo, tuttavia non è solo una questione di effetti, ma di qualità degli stessi.

Sebbene sia indubbia la positività nel campo delle scienze, della ricerca, e in generale del mondo degli accademici, quanto si sia dipanato per il semplice cittadino non appare ugualmente positivo.

Utilizziamo il web per molte, moltissime cose, ma a ben vedere senza che la realtà culturale ne venga effettivamente toccata e migliorata.

Non sono gli acquisti online, non sono le videochiamate, e tantomeno i social network, che potrebbero aumentare il livello culturale di ognuno di noi, ma la possibilità di accedere, con un click, ad una quantità di pubblicazioni, informazioni, ricerche di ogni genere.

I social network meriterebbero pagine e pagine di discussione, e già lo fanno, qui lasciamo un piccolo inciso, già nel dicembre del 2010, Tim Berners-Lee esprimeva, con un articolo su Scientific American, le sue perplessità e contrarietà verso i social e il loro prepotente sviluppo.

Se dovessimo cercare il “bandolo della matassa”, probabilmente converremo tutti su di un punto focale: il WWW è in realtà una massa inerte, la sua evoluzione, e gli effetti della stessa, dipendono dall’utilizzo che ognuno di noi ne fa.

Non è importante che ci siano decine e decine di visite virtuali a musei e meraviglie dell’architettura umana, se la stragrande maggior parte delle persone non si sentono stimolate a visitarli.

Non è importante che gran parte della letteratura sia disponibile con un click, se mediamente calano i lettori di libri, sia “fisici” che online.

Non è importante che vi siano milioni di informazioni presenti sul web, ma che non siano cercate, o ancora peggio, siano cercate senza la capacità di discernere fra notizie solide, e fake news.

A pensarci, già ai tempi della sola carta stampata, chi voleva e desiderava, ampliare il proprio sguardo, comprava un libro, ascoltava conferenze, visitava città e musei.

Oggi esiste un mezzo in più per soddisfare quella volontà e quei desideri.

Dall’altro lato del fiume, restano coloro che i libri non li compravano anche prima, che trovavano i musei noiosi, che era meglio la spiaggia rispetto ad una città d’arte.

In più hanno però modo, con pochi click, di abbeverarsi sui social, crearsi delle idee, delle certezze.

Che basi abbiano queste idee, queste certezze, non è dato saperlo.

Ritornando a Tim Berners-Lee.

Una delle sue quotes più famose è you affect the world by what you broswe, influiamo sul mondo con ciò che sfogliamo.

Sembra sia stato più l’utilizzo umano del web, a modificare il web stesso, che viceversa, ma si può sempre invertire la rotta. E non è scritto con quali conseguenze.


Link articolo Scientific American https://www.scientificamerican.com/article/long-live-the-web/

Link citazione you affect the world by what you browse https://floridadailypost.com/tim-berners-lee-laments-world-wide-web-dark-side/

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