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Il prezioso senso dell’insieme

Su di una rivista specializzata ho letto un articolo intitolato: IL PREZIOSO SENSO DELL’INSIEME.

L’autore, lo psicologo Felice Di Giandomenico riporta a sua volta un passaggio del libro “Chi è l’uomo “di Abraham Joshua (Potete acquistarlo anche qui: https://amzn.to/2ylCtnS ) che così recita :” l’uomo ci interessa nella sua totalità, non per questo o quello dei suoi aspetti. Le singole scienze specializzate (antropologia, linguistica, fisiologia, medicina, psicologia, sociologia, economia, scienze politiche), malgrado i loro sforzi, tendono a limitare la totalità dell’individuo, considerandolo dal punto di vista di una funzione, o di un impulso particolare.

La nostra conoscenza dell’uomo ne risulta frantumata, troppo spesso scambiamo una parte per il tutto”. 

Stavo cercando di mettere in ordine le idee e mi serviva un titolo per l’argomento che volevo trattare, ossia la necessità dell’incontro e l’inutilità dello scontro; il bisogno crescente di coesione.

Tanta parte della nostra cultura soffre di una eccessiva frammentazione dei temi ,sia essa cultura scientifica, filosofica o sociologica .

Le frontiere più avanzate rappresentano sempre più frequentemente delle singolarità e tanto più si è avanti nella scienza quanto più l’uomo, il ricercatore, lo scienziato rischia di rimanere solo, perché viene a mancare del confronto , del dialogo , del contraddittorio, e alla fine non conosce nulla di altro se non la sua sola ricerca.

La scienza, è vero, progredisce  ma fa sempre più fatica ad amalgamarsi ad incontrarsi , a definire un tutto armonico che possa giovare a tutta l’umanità.

Sovente le frontiere raggiunte dalla scienza, tramite sempre nuove e brillanti ricerche, possono dare origine a speranze eccessive  come pure a timori, a vere paure di non essere, l’umanità, in grado di gestire questo nuovo sapere.

Sorge così la necessità che sta diventando impellente di individuare, organizzare un ‘etica della scienza e forse qui il rimedio è peggiore del male perché personalmente non credo che possa esistere un’etica dalla scienza separata dall’etica del lavoro o della salute , della famiglia o del guadagno.

Penso che l’etica sia una e una sola e debba essere improntata a mantenere intangibile la dignità di tutti e di ciascuno.

Probabilmente eticizzare la scienza è sbagliato come scientificizzare l’etica, entrambe le proposte nascondono ,dietro alle migliori intenzioni , le radici e le ragioni di un assolutismo.

Dove si possono incontrare tutti gli uomini se non in un punto che tenga conto fondamentalmente della centralità dell’uomo e non della scienza o del potere o di altri aspetti della conoscenza umana che altro non sono se non dei mezzi.

La continua ricerca per capire le leggi del mondo che abitiamo e che ci circonda, sta portando a delle conoscenze che ci lasciano sempre più consapevoli delle meraviglie che ci aspettano e della incredibile potenza che si sviluppa tra le nostre mani.

C’è un costante cambiamento di scena su palcoscenico della vita, sempre più nuove opportunità, nuove possibilità, nuove conoscenze che l’uomo deve imparare a gestire ed amalgamare e razionalizzare, ma soprattutto, se vuole continuare ad essere il padrone, deve elaborare, a fronte di questi nuovi poteri dei nuovi doveri verso se stessi ed il mondo.

Pensano così in Cina? In India, in Africa, nelle regioni del socialismo reale , in Indonesia o nei paesi arabi più o meno fondamentalisti o in tutte le repubbliche ex sovietiche? Pensano come noi gli uomini che rappresentano l’ottanta per cento del nostro genere?

Cosa c’è al centro della loro vita, l’essere o l’avere? O soltanto il sopravvivere? E noi fortunati che possiamo passare del tempo con amici e parenti a parlare del più e del meno , al coperto, al sicuro, ben alimentati, puliti, con una casa ed un lavoro che ci aspettano, crediamo veramente di essere nel giusto proponendo le nostre soluzioni a chi ha nell’incertezza la dominante della propria vita?

Sappiamo che è solo per una sorte sfacciatamente propizia che siamo nati e cresciuti nella nostra realtà senza alcun merito da evidenziare o da far valere.

Credo che da questa consapevolezza debba poter sorgere la necessità di un nuovo dovere fondamentale come mai prima d’ora possibile.

È un dovere semplicissimo e nello stesso tempo drammaticamente pesante; dobbiamo imparare a non disperdere forze e riunire conoscenza, ad amalgamare scienze e saperi per favorire l’incontro delle genti.

Quanti anni? Quanto lavoro? Quanti sacrifici? Quanti doveri ci attendono ed attraverso chissà quanti terribili errori. Questa comunque sarà la nostra strada.

Serve un punto d’arrivo, una meta: il prezioso insostituibile senso dell’insieme.

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Plinio, è un nom de plume.
Medico ed "enciclopedia vivente".
Lettore e persona di spessore culturale è per noi un onore.
L'immagine è di https://elenagozzer.wordpress.com

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