Fotografia – La Storia | Fenton, e fotoreportage

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Parleremo di quello che si può considerare il primo fotoreporter di guerra della storia: Roger Fenton. Durante gli incontri di FotoFormazione molto spesso sentiamo nominare la parola “fotoreportage” in modo sbagliato. Il “fotoreportage” non è fare il paparazzo; non è fotografare esclusivamente il senza tetto che chiede l’elemosina, la coppia che si bacia di nascosto e via dicendo ma è un settore che prevede una costanza non indifferente, uno studio della scena ed una ricerca minuziosa.

Conosciamo meglio Fenton, il primo “fotoreporter professionista”.

Nome: Roger Fenton
Nato il 28 marzo 1819 a Heywood nel Regno Unito
Pittore prima, fotografo per sua maestà po
Meriti fotografici: primo “fotoreportage” di guerra della storia

Roger Fenton

Dopo aver studiato nell’atelier di Paul De La Roche, a Parigi, nel 1852 si reca a Kiev per fotografare il ponte delle catene, allora ancora in fase di costruzione. Nello stesso periodo, per conto dell’ingegner Charles Vignoles, fotografò Kiev, San Pietroburgo e Mosca. È chiara la sua predisposizione alla scoperta e al viaggio. Tornato in patria, nel 1853, fonda la Royal Photographic Society e solo un anno dopo iniziò a ritrarre la famiglia reale; la sua personalità è stata presto ricompensata e sempre nel 1854 divenne il fotografo ufficiale della guerra in Crimea; durante questo delicato periodo il compito di Fenton era quello di mostrare i successi dell’esercito di sua maestà: come potete vedere la fotografia è stata ben presto usata anche per fini propagandistici!


Apriamo una piccola parentesi sulla guerra di Crimea. Il conflitto, durato dal 1853 al 1856, vedeva fronteggiarsi l’impero russo da un lato e impero ottomano, Francia, Regno di Sardegna e Gran Bretagna dall’altro. Gran parte della battaglia si svolse nella Penisola Russa di Crimea: dopo che la Turchia accettò le condizioni francesi, infatti, venne attaccata dalla Russia. L’asse opposto, temendo un espandersi del potere degli Zar, decise di attaccare dichiarando una guerra aperta.

Guerra in Crimea

La prima missione fotografica commissionata con lo stesso scopo non andò a buon fine: la nave che ospitava il materiale e il personale fu vittima di un naufragio. C’è stato anche un secondo tentativo anche esso concluso con scarsi risultati: sarebbero stati gli stessi ufficiali dell’esercito, infatti, a doversi occupare della realizzazione fotografica ma la loro preparazione, ovviamente, non era all’altezza della situazione. Era rimasto un ultimo tentativo da fare: quello di rivolgersi ai professionisti del settore… strano, no?



Fu così che la Royal Photographic Society venne interpellata e che Fenton si propose come volontario. Ottenne un’importante somma da parte del ministero della guerra e da parte di un editore di libri sull’attualità. Come dicevamo prima, però, l’attrezzatura non era di certo tascabile o di facile trasporto, vediamo cosa prevedeva: siamo abbastanza distanti dai tempi di posa dei dagherrotipi (abbiamo parlato di Daguerre in questo articolo) ma ancora di più dalle fotocamere compatte.

Per questo fotoreportage Fenton partì con un carro fotografico adibito a camera oscura, 36 casse di materiale fotografico. Il suo carro-laboratorio serviva per ospitare tutte le lastre, per svilupparle tramite stampa a contatto dopo averle emulsionate con collodio umido. Per questa missione ha dovuto assumere anche un cuoco ed un assistente. Le condizioni non erano per nulla favorevoli: il suo carro era infatti molto riconoscibile e perenne bersaglio dei cannoni russi ed il calore eccessivo obbligava a fotografare all’alba per evitare di rovinare l’emulsione.

Fenton e il suo carro laboratorio

Qui Roger Fenton ebbe una grande intuizione mettendo in risalto anche la sua capacità di interpretazione della scena. Avrebbe potuto fotografare le armi, i soldati alleati (che spesso volevano essere ritratti) ma era lì per un altro motivo: fotografare i successi dell’esercito del Regno Unito senza volerne raffigurare gli aspetti più spaventosi. Decise quindi di fotografare quello che rimaneva dopo la battaglia ovvero il silenzio, la desolazione e gli alberi spezzati riportando in patria, colpito dal colera, 360 lastre di cui 312 esposte in una mostra a Londra al suo rientro.

Vi lascio con una fra le sue fotografie più famose è “la valle dell’ombra della morte”, realizzata nel 1855.

La valle dell’ombra della morte – le sfere che si notano sono palle di cannone

In questo periodo di ricerche e di scoperte è ancora accesa la diatriba fra fotografi e pittori, per questo vi invito a non perdervi il prossimo tema che tratteremo: la fotografia vista come linguaggio artistico indipendente e non necessariamente in contrasto con la pittura.

Corrado Tria


“Certo, ci saranno sempre quelli che guardano solo alla tecnica, che chiedono “come”, mentre altri di natura più curiosa chiederanno “perché”. Personalmente, ho sempre preferito l’ispirazione all’informazione.”
Man Ray

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Fotografo sperimentatore, mi piace studiare e raccontare per immagini.
Sono fortemente convinto che a distinguere l’artista dal semplice esecutore è il saper abbinare in modo inusuale e provocatorio le esperienze raccolte durante la vita.

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