Fotografia fra declino e innovazione 1/2

Pensieri relativi al velocissimo sviluppo della fotografia, in senso lato

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Fotografia fra declino e innovazione: c’è un paradosso di fondo: nella nostra epoca, ovvero in un periodo dove l’immagine fotografica assume un ruolo fondamentale all’interno della comunicazione, lo studio del linguaggio fotografico è ancora molto lontano dall’essere insegnato, di base, nei vari istituti scolastici.

E così migliaia di immagini uguali ci invadono, le fotografie che 10 anni fa sarebbero state semplicemente “foto ricordo” appaiono sulle bacheche di ognuno di noi; un fenomeno che sembra essere fuori controllo; uno scambio di idee sul tema mi sembra doveroso.
Cosa sta succedendo, secondo me, al mondo della fotografia?
È vero che il digitale la sta ammazzando?

Innanzitutto, cosa vuol dire fotografia? Fotografia deriva dalla composizione di due parole, foto (luce) e grafia (scrittura); va da se che l’unico fattore realmente indispensabile per realizzare un’immagine fotografica è, appunto, la luce che deve essere impressa su un materiale fotosensibile.


Il digitale è semplicemente l’attualizzazione della pellicola che a sua volta ha sostituito il dagherrotipo che, ancora a sua volta, deriva dal bitume di giudea.
Cosa ci fa capire, tutto ciò, in soldoni? Che se oggi riusciamo a fotografare all’ottomillesimo di secondo mentre agli albori l’esposizione doveva durare qualche ora il merito va allo sviluppo tecnologico. Tutto questo ha reso realizzabili immagini prima impensabili e la conquista di nuove frontiere -anche artistiche-.


“Ai miei tempi non si modificava. La foto era buona così come la si scattava”

Se quella di prima era una mia riflessione, la risposta a questa frase non può lasciare spazio alla fantasia: è un’affermazione falsa. Vedo di condensare in poche righe cosa succederebbe se portassimo alla luce una pellicola appena esposta senza prima svilupparla: potremmo benissimo gettarla nel cestino.
Senza il necessario sviluppo la pellicola sarebbe ancora fotosensibile e le immagini realizzate non solo non sarebbero visibili sul negativo ma nemmeno stampabili.

L’unico modo per poter vedere i negativi, prendendo in considerazione la pellicola in bianco e nero, è passarla nella chimica dello sviluppo, dell’arresto e del fissaggio; solo una volta asciugato il rullino si può passare alla fase di stampa su fogli di carta fotosensibile, utilizzando un ingranditore ed altra chimica adeguata; inoltre ogni variazione di temperatura, di dosaggio e di esposizione porta ad un risultato diverso.

Certo, il computer semplifica il tutto ma è, questo, un male? Quanti di noi si spostano quotidianamente in carrozza preferendola alla comodità dell’automobile? Personalmente penso che il male possa essere riconducibile ad un’alienazione e/o ad una dipendenza forzate di qualsiasi strumento, sia esso “analogico” o “digitale”.

Fine prima parte de ” Fotografia fra declino e innovazione “
Articolo adattato pubblicato anche su AudioVideoTecnica Magazine

Corrado Tria

“La fotografia non mostra la realtà, mostra l’idea che se ne ha.”
Neil Leifer

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Fotografo sperimentatore, mi piace studiare e raccontare per immagini.
Sono fortemente convinto che a distinguere l’artista dal semplice esecutore è il saper abbinare in modo inusuale e provocatorio le esperienze raccolte durante la vita.

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