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Eroi, talenti e statisti cercansi

Dove sono grandi menti, anime e attributi?

Viviamo in tempi, culturalmente parlando, molto bui. Se è vero che mai come ora lo scibile umano, soprattutto grazie alle Scienze, cresce esponenzialmente giorno per giorno è vero che si notano due orrendi fenomeni nelle umane società, l’uno carburante dell’altro:

  • una radicale difesa dell’ignorante e dell’ignoranza
  • un falso egualitarsimo che mira a screditare il merito e punire l’eccellenza

Le ragioni di questa orribile svolta sono molteplici e hanno a che fare con le ideologie del novecento, l’economia, la recente globalizzazione commerciale, la geo-politica, le scelte della classe dirigente di ieri, e soprattutto di oggi. O per essere più precisi, la classe non dirigente di oggi.

Questa affermazione non vuole essere una polemica nei confronti di quanti oggi ricoprono ruoli apicali, ma al contrario una accusa nei confronti di quanti non lo fanno, pur potendo. Mio nonno avrebbe detto “dovendo”.

A parer mio assistiamo da qualche decennio ad una fuga dal potere da parte di quanti avrebbero possibilità, capacità, modo, tempo e sostanze per esercitarlo dignitosamente. Sono costoro i primi a delegare a figure di secondo e terzo piano, se non peggio, la rappresentanza sociale, politica, associativa che gli spetterebbe di diritto. Non contemplano possibile, utile e drammaticamente nemmeno giusto il sacrificio che questo comporterebbe, e lasciano spazio a chi invece a quei ruoli ambisce, spesso per ragioni sbagliate di convenienza, e ancor più spesso senza avere per quei ruoli comprensione, cultura, statura, autorevolezza sufficienti.

Da qualsiasi parte la si guardi, e senza idiote nostalgie verso una mai esistita età dell’oro, credo sia evidente, e avvilente, che a livello globale gli odierni protagonisti siano delle macchiette se accostati ai loro predecessori del secolo scorso.

La sensazione, senza stupidaggini complottiste, è che la qualità, la sostanza e in parte in vero potere non siano per nulla in mano a quanti lo rappresentano. Ma per usare un termine abusato del linguaggio complottista: dove sono “loro”?

Dove vivono e cosa fanno le persone che potrebbero (dovrebbero!) gestire il potere per il bene di tutta l’umanità? O quanto meno meglio di ora.

I due orrendi fenomeni sociali sopra citati sono la causa, o la conseguenza della loro assenza?

In una umanità che cresce per numero e per benessere sarebbe sciocco immaginare che costoro non esistano. Anzi è assai probabile che siano in assoluto e anche relativamente più numerosi di qualche decennio fa.

Per quale ragione l’ignoranza non è più una vergogna, come è stata e a parer mio dovrebbe continuare ad essere? Come è potuto accadere che merito, competenza ed eccellenza non siano più pubblicamente riconosciuti, premiati, portati ad esempio?

Il vuoto è certamente culturale, e da qui discende come orda barbarica a far danno in società. Nel pubblico come nel privato.

Già imperfetto quanto l’essere umano ma sembra caduto del tutto il sistema sociale che teneva, almeno nella maggioranza dei casi, disonesti, cialtroni e palloni gonfiati lontani da luoghi, scranni e persone di rilievo.

Così come una azienda di successo è proprietà privata ma bene pubblico, così i successi di una persona di talento sono personali ma allo stesso tempo patrimonio della società che ne beneficia.

Dove sono? Solo nelle aziende? Ai vertici delle società private? Forse, in parte.

Molti io credo siano nel loro giardino, nel loro orto, a curar interessi piccoli e personali idee. E mai dirò che non sia un loro diritto, a maggior ragione oggi.

Però un paio di inviti vanno fatti: a costoro di riflettere su loro stessi e su quanto disperatamente la nostra epoca abbia bisogno di persone di spessore morale e intellettuale, anche se questo presuppone certamente una vita più scomoda e grandi sacrifici.

A quanti invece oggi sono nella posizione di farlo, chiederei di guardarsi meglio intorno e riconoscere queste persone, chiamarle al loro dovere, dargli spazio e fiducia e proteggerle quanto possibile perché svolgano il loro ruolo umano e sociale.

Abbiamo, io credo, bisogno di talenti, eroi, statisti. Di donne e uomini eccezionali che noi dovremmo riconoscere con il coraggio del soldato e l’umiltà del saggio.

Perché altrimenti di macchiette, clientelismo, lodi all’ignoranza e premi all’immoralità perirà l’intera civiltà occidentale. E per quanto mi riguarda, tutto, con essa.

Non si può conoscere veramente la natura e il carattere di un uomo fino a che non lo si vede gestire il potere. (Sofocle)

( *L’immagine è la cupola della Sala dei Giganti è una delle più note stanze affrescate all’interno di Palazzo Te, a Mantova. Qui una splendida edizione illustrata: https://amzn.to/2xLVPmo )

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