Ancora “I Like” o “I Love”

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Sulla scia dell’articolo “Gli occhi che hanno (quasi) visto l’imperatore”, ecco, per chi ha seguito, un pensiero differente o uguale, a Voi la facoltà di deciderlo, nato da un confronto filosofico e culturale con una persona d’altri tempi? No, ma con un medico chirurgo, odontoiatra, impegnato nel sociale, direttore sanitario di un’associazione di volontariato, medico di Protezione Civile, formatore, curioso verso la vita, lo studio e la ricerca. L’ho chiesto ad un dentista non perché la salute della bocca viene troppo spesso sottovalutata e a volte è causa diretta o indiretta di altri patologie come il mal di schiena o il mal di testa, questioni sulle quali lo disturberemo ancora in futuro, ma perché poche cose sono sia apparenza che sostanza come il sorriso. Buona lettura!

Buongiorno Dottore, relativamente alle espressioni  “I Like e I Love”, come le interpreta, oggi? Nella nostra società, alla luce del fenomeno comunicativo dei social, ed al continuo consumo di immagine e non di credenze o valori?

Prima di rispondere alla domanda, desidero regalare un pensiero rivolto alla frase dantesca. Una frase molto profonda con la quale ci viene insegnato che la conoscenza deve essere a servizio delle Virtù, intese come etica, la conoscenza per il fine bene, anche se il bene a volte, è difficile comprendere quale sia. Ora, per quanto concerne la domanda, debbo dire che l’argomento è piuttosto complesso.

Sono espressioni diverse dello stesso desiderio, di piacere, di amare. Solo che uno è diretto verso gli altri, “I Love”, io amo qualcuno, in genere diverso da me, invece “I Like”, mi piace, piace a me, è centrato verso di me, quindi una forma egoistica, eccentrica. Una volta si sosteneva l’impegno di dedicarsi al prossimo, “ama il prossimo tuo, come te stesso, non più, non meno di te stesso”. Oggi stiamo cercando di ottenere l’esatto contrario, dobbiamo amare noi stessi e lo esprimiamo attraverso il soddisfacimento del nostro ego, una volta il mondo erano gli altri, oggi il mondo, gira tutto attorno a noi, noi siamo al centro dell’universo, che se per certi aspetti è vero, “cogito ergo sum” (Penso, dunque sono), è anche vero che così si preclude agli altri, se stessi, noi dobbiamo essere parte degli altri ma ciò che ci rende parte di altri deve anche farci piacere, altrimenti è un errore

Secondo Lei, I social uniscono, o dividono?

Sinceramente i social intesi come mezzi di comunicazione telematici sono estremamente limitanti, perché nella comunicazione tolgono gran parte degli stimoli, si muovo nelle sfere visive e verbali e mi precludono tutto ciò che è il propriocettivo che è una componente molto importante, questo perché, gli odori e la presenza sono variabili determinanti nella comunicazione. Si perdono i significati dei gesti, delle carezze, non trasmissibili telematicamente, in nessun modo. Noi abbiamo delle memorie ataviche, che sono legate al primo organo di senso, che è l’olfatto, che non ce l’abbiamo di certo con i social o con un computer. Non sento l’odore dell’altra persona, eppure questo sentire potrebbe rendermi la persona antipatica oppure ripugnante, mi va bene come parla, com’è vestita, ma se il suo odore è sgradevole, è difficile avvicinarsi a questa persona. Con questi nuovi metodi comunicativi, questa capacità l’abbiamo azzerata.

Pertanto questa nuova comunicazione è drammaticamente limitante da un lato e spaventosamente espansa da un altro, difficile che io possa parlare personalmente con una persona che è in Giappone però è anche vero che ho bisogno di parlare con una persona se voglio instaurare qualche rapporto in più. Voglio chiarire con un esempio: da vecchio radio amatore, bastava comunicarsi via radio in codice morse quindi neanche il linguaggio, ma semplicemente con dei suoni modulati con una persona dall’ altro lato, delle semplici sigle, per farci capire, ed essere felici a tal punto che ci si mandava una bella cartolina per confermare la comunicazione avuta, era soltanto un evento e limitato a sé e a pochissime cose.

Oggi se io devo valutare tutta la mia socialità, la devo fare a tutto tondo su tutti e tre i miei canali, che sono il visivo, quello più importante, l’uditivo e il propriocettivo, che non scherza, anzi, è proprio uno di quelli che più di ogni altro potrebbe precludere qualunque altra cosa, e certamente non ce l’abbiamo in una comunicazione digitale.

Altro limite, o pericolo, della comunicazione digitale, cadere nella reale tentazione di mostrasi come vorremmo essere e non come in realtà siamo.

I social possono alterare l’identità della persona?

Ovviamente quando qualcuno non percepisce una parte di me è chiaro che non conosce me, conosce solo le parti che io mostro. Normalmente io mostro alcune parti che desidero, faccio un esempio, ho un incontro galante con una persona che conosco la prima volta. Da ragazzo cosa facevi, ti preparavi, ti lustravi, prestavi attenzione all’abbigliamento da indossare, ti “lustravi i capelli”, perché ti volevi presentare visivamente in una certa maniera, ti mettevi il dopobarba per avere un profumo. Tuttavia, nell’instante in cui io mi pongo soltanto con dei simboli, siano essi immagini o fotografie, è chiaro che sto mostrando una parte limitata di me, ma non solo, e in tutte le situazioni in cui le persone mostrano ciò che non sono, perché dettate da falsità, nickname, personaggi strani, magari fanciulle bellissime, in realtà sono uomini, ragazzi. Vogliono celiare, vogliono creare qualcosa di più, non lo so, non è detto che lo sia per forza, semplicemente può essere un modo di esprimere la fantasia, ma allora scriviamo un racconto ma non proponiamoci come tali.

Oggi la tecnica e la tecnologia, sembrano essere lenzuola che coprono la vista ed il saper guardare, Lei cosa ne pensa?

Il paragone che mi sentirei di fare è questo, se le consegno una bella foto, di una bellissima torta, questa comunica che la torta è bella, è gradevole, però può darsi che invece dello zucchero abbia messo il sale, quindi ciò che mi appare potrebbe non essere. Quindi per capire cos’è una cosa la devo assimilare e testare in tutti i suoi aspetti. Se non posso assaggiare la torta, dirò che è bellissima, ma non buona, non lo so, non l’ho mai assaggiata. Di contro, c’è da dire anche un’altra cosa, potrebbe avere un aspetto orrendo ma avere un sapore delizioso. Allora a questo punto, il lenzuolo copre tutta la vista, e io vedo solo il lenzuolo, che è davanti ai miei occhi, o vedo ed intravvedo qualcosa che potrebbe essere un abbaglio e quindi inganno? E’ a questo che noi dobbiamo fare parecchia attenzione, perché tante volte, i proverbi sono veritieri. “Non tutto ciò che luccica è oro”, devo guardarlo bene, prenderlo in mano e vedere se veramente è oro.

Cosa ne pensa del fatto che oggi, tutti, adulti compresi, passiamo molto tempo a contatto con questa tecnologia, nei social, a tal punto che anche durante una cena od un incontro, si presentano scene individuali di solitudine nel proprio dispositivo o profilo social? Questa “solitudine tecnologica”, può creare dei disturbi mentali nel lungo periodo?

Bhè, parlare di disturbi mentali non mi sentirei, ma certamente delle modificazioni fino ad arrivare a delle alterazioni quasi patologiche nel comportamento quasi sicuramente. E’ anche vero che da ragazzo passavo delle notti intere a comunicare come radio amatore, ma era soltanto un momento perché quando dovevo relazionarmi con le persone, c’erano parole, strette di mano, c’era la percezione del sudore o meno della mano, indice di molte cose, ed esistevano dei comportamenti che sono tutt’ora standardizzati per la  buona impressione di sé. Sinceramente credo, con questi social, oggi, stiamo togliendo parecchio alla nostra vita. Ci si incontra su una piazza virtuale, si fa fatica ad andare su una piazza vera, a dirsi quello che si pensa, confrontarsi, a toccarsi, ad odorarsi, quest’ultimo uno dei più antichi sensi, sappiate che esiste una banca degli odori, perché ogni odore di per se ha un significato profondo che stimola qualcosa di veramente imponente nell’uomo. Molte volto l’odore guida le scelte dell’uomo.

Se dovesse consegnare uno smartphone ad un adolescente, privo di conoscenze tecnologiche, quale manuale, quale guida e quali raccomandazioni guidano il gesto?

Nessuna raccomandazione, gli direi solo come utilizzarlo…”[..] Come ferma porte [..]“. Ora, aldilà della battuta, inviterei l’adolescente ad uscire, relazionarsi con gli altri, parlarsi, guardarsi negli occhi, sentire gli odori dell’altra persona. Solo così si può crescere nei vari aspetti. Oggi come oggi è più facile andare via con una carrozzina motorizzata, ma non ha senso, perché il mio corpo ne sentirebbe un danno enorme, io devo sviluppare me stesso nella mia socializzazione. Forse saremo destinati a diventare una società telematica, dove noi staremo a letto e comunicheremo solo attraverso i sistemi internet o comunque telematici, ma la vedo dura, possibile, ma la vedo dura. Io sinceramente non sono pronto a questo, come mio nonno non era pronto a tutti i sistemi di telecomunicazione che ho studiato durante il periodo della scuola media superiore. Quindi, mio nonno era obsoleto? Certo che era obsoleto perché le cose si sono evolute con me. Io sono obsoleto? Certo che sono obsoleto perché il sistema comunicativo si è evoluto al di là delle mie abitudini, o delle mie fossilizzazioni. Sono un fossile anch’io. D’altronde si deve evolvere. Però attenzione, l’evoluzione ha portato all’estinzione di molte specie animali, sopratutto laddove queste erano altamente specializzate. Chi si adatta è quello che fa un pò di tutto e quindi riesce ad affrontare il resto. Ripeto, una volta meno fatica facevi, meglio era, perché di fatica se ne faceva troppa, oggi di fatica non se ne fa più, si sta seduti dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina. Ecco è necessario fare fatica, quindi andiamo in palestra, corriamo, camminiamo, dobbiamo sentire anche queste percezioni. Andare in palestra è un buon metodo di soddisfare la richiesta di input propriocettivi, il cuore, la puzza di sudore, le vibrazioni della pedana durante la corsa, sebbene io preferirei correre su un tappeto erboso di un bel campo, oppure nuotare in piscina, oppure in un lago o al mare.

Secondo Lei, la scuola, con i programmi ministeriali adattati nel tempo con sottrazione di materie ed aggiunta di altre, come la vede oggi? E’ ancora una scuola formativa? Ci può essere anche nella scuola un “I like” o “I Love”?

Imparare non è semplice, è molto difficile ed è giusto che si evolva in questo aspetto, pero è anche vero che non possiamo pensare di dover far evolvere le cose obbligatoriamente, le cose evolvono lentamente, purtroppo c’è una forte accelerazione oggi. Vogliamo formare la modulazione cerebrale con forza? Credo che si debba far maturare l’aspetto emotivo dei fanciulli, quindi i bambini dovrebbero giocare e dopo studiare, leggere, scrivere ed usare questi strumenti per apprendere il mondo. Oggi ci sono offerte formative talmente diversificati che alla fine portano ad una iper specializzazione senza, spesso, arrivare a nulla. Se sono troppo specialista in un dettaglio, posso fare solo quello. Quindi, io suggerisco, non essere super specialista ma saper fare più cose per poi affinarmi nel tempo in ciò che a me piace.

Attenzione che, più la cosa è complessa, più è vulnerabile e meno resistente alle variabili d’ambiente. L’essere umano non ha artigli, non è forte, non ha grandi zanne, ma, è l’essere che sta dominando il mondo… Il come, è da discutere.

Grazie Dottore per il suo contributo, per il tempo dedicato e spero di incontrarci presto su altre tematiche e, per voi lettori, ci leggiamo alla prossima … tutti e sette quanti siamo.

Veramente più volte appaion cose | che danno a dubitar falsa matera | per le vere ragion che son nascose.

Divina Commedia – Purgatorio Canto XXII V cornice: Stazio e Virgilio – Dante Alighieri

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2 COMMENTI

  1. Dammi una maschera, una maschera ancora … questo il grido di Nietzsche che non conosceva i social ma l’uomo, l’umano si! Gli scimpanzé sono i nostri cugini, hanno il 98,7% del nostro patrimonio genetico (per alcuni studiosi dovrebbero appartenere al genere Homo derivando entrambi da uno stesso antenato comune da cui circa 6 milioni di anni fa si originò prima il gorilla e poi appunto i vari tipi di Homo) e vivono in comunità di circa 220/250 esemplari, se la foresta e’ sana. Per questo taluni antropologi raccontano come il nostro cervello ( e forse la nostra psiche aggiungo da buon platonico ) sia programmato per un numero simile, finito di relazioni, di familiari ed amici. Oltre non riusciamo più ad essere noi stessi, ad essere sim-patici. Siamo troppo distratti e superficiali. Come accade spesso sui social. Una delle attività principali degli Scimpanzé è giocare, imparare ogni giorno tramite il confronto con gli amici e con la grande biodiversità della foresta pluviale. Imparare in questo modo è naturale e culturale insieme. Le comunità di scimpanzé sono tutte leggermente diverse: si esprimono diversamente, usano strumenti differenti, mangiano cibi diversi … ad esempio molti bonobo (specie di scimpanzé più piccoli, gli ultimi parenti apparsi sulla Terra) fanno l’amore tutto il giorno. Dopo possono dedicarsi con maggior efficacia al mondo. Sentieri interrotti … Dovremmo forse ritornare o ripartire anche da qui, dalla semplicità per sentire, imparare, pensare amore e cultura. Sui social ed oltre i social.

    • Ho letto e riletto il Tuo contributo, e credo che un Grazie, nel suo significato più profondo, sia la miglior risposta. Grazie per aver guidato altri approfondimenti, grazie per lo spessore del ragionamento, grazie per aver letto e ragionato su questa intervista e sulla tematica di cui trattata

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